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I.F.A.
Percorso Tecnico
Percorso Amministrativo

  Legge Galli - Percorso Tecnico - clicca sugli argomenti d'interesse:

   Premessa
   Integrazione Tecnica Vol.I - I.F.A.
   Il modello d'impianto gestito dal C.E.D.
   Decreto del Presidente dei Ministri (4 marzo 1996)
   Il monitoraggio
   Il Progetto - Variazioni di ordine tecnico
   Il Modello d'impianto idrico








 

 

 

 

Premessa (torna su)

Di particolare importanza diviene la ratifica del regolamento richiesto dall'art. 5 della Legge 36/94, il quale detterà i criteri ed il metodo in base ai quali sono valutate le perdite degli acquedotti e delle fognature.Tale regolamento, indicante le procedure di valutazione,adotterà il sistema dei bilanciamenti dei volumi di acqua in uno
spazio temporale, i quali si fonderanno sulle misurazioni delle portate, sia nelle dorsali principali che nei componenti dell'intero Modello d'Impianto.
L'applicazione del regolamento metterà in moto tutto il mondo dell'industria della costruzione delle apparecchiature con la conseguente creazione di nuovi posti di lavoro.

 

Integrazione Tecnica Vol.I - I.F.A. (torna su)

vedi nella sezione Libreria oppure clicca qui

 

Il modello d'impianto gestito dal C.E.D. (torna su)

Qualsiasi progetto va a modificare un precedente assetto territoriale. Lo stato delle modificazioni non può essere misurato in termini macroscopici, ma affidato a parametri tecnici di valutazione (l'impatto di un elettrodotto è molto più evidente di un inquinamento chimico). Solo il ricorso ad elementi scientifici può stabilire forme concrete di valutazione dell'impatto quando l'ambiente circostante è controllato nelle sue specifiche variabili.
La International Fluid Association è particolarmente sensibile allo sviluppo del Modello d'Impianto, dove il controllo della struttura e degli effettivi consumi privati siano valori non approssimativi e forfaittari ma risultanti matematiche generate
da elaboratori elettronici di un sistema informatico. In questa ottica un acquedotto diventa una particella del sistema ambiente, capace di assicurare un servizio civile nel rispetto del naturale ciclo dell'acqua.
La caratterizzazione fondamentale dell'intero modello si realizza con l'installazione lungo l'impianto di dispositivi di controllo capaci di trasmettere informazioni ad un CED e di ricevere comandi dallo stesso. In questo modo l'intera struttura operativa modula l'erogazione del servizio rapportandosi alle risorse naturali ed alle variabili ambientali.
Il trasferimento dei dati specifici del sistema operativo ad un altro CED (Regione, Autorità di Bacino) garantisce l'Autorità politica sul corretto utilizzo delle risorse ed assicura, per trasparenza oggettiva, alla realtà operativa la disponibilità della risorsa.
Ogni impianto così realizzato è in condizione di dialogare con il sistema ambiente attraverso un CED, di ricevere i dati provenienti dall'esterno e di modulare gli apparati distributori dei servizi. Il dialogo tra i vari fattori dell' ambiente può
venire solo da strumentazioni ed apparati idonei ad inserirsi in un quadro globale di rilevamento. Al CED affluiscono tutti i dati provenienti dall'ambiente per formare una memoria storica sui principali fattori climatici ed ambientali in genere. In questa realtà vanno anche a confluire i dati provenienti dagli impianti e dalle strutture civili, stabilendo rapporti di dipendenza e di utilizzazione.
Uno specifico software, analizzando i dati in memoria, indica lo stato di funzionalità degli impianti monitorati (segnali di tipo particolare ed interessanti ai fini del pronto intervento hanno precedenza assoluta e sono evidenziati in forma eclatante).
Il modello d'impianto viene a configurarsi come una entità che,per quanto complessa ed articolata, può essere controllata e gestita simultaneamente in ogni sua variabile tecnica e funzionale e che è in grado di dialogare con altre realtà del
territorio. Quando tutti i comuni vicini si sono muniti di un impianto governato da CED, si può formare un "CED di Bacino", costituito da un insieme territoriale. E continuando la progressione abbiamo ipotizzato la creazione di un CED nazionale con la prerogativa di monitorare l'acqua (o qualsiasi altra risorsa naturale) su tutto il territorio nazionale e sotto ogni forma.

Decreto del Presidente dei Ministri (4 marzo 1996) (torna su)

Art. 1. - Art. 2. - Art. 3. - Art. 4. - Art. 5.
ALLEGATO
1. DIRETTIVE GENERALI E DI SETTORE PER IL CENSIMENTO DELLE RISORSE IDRICHE
2. DIRETTIVE GENERALI E DI SETTORE PER LA DISCIPLINA DELL'ECONOMIA IDRICA
3. METODOLOGIE GENERALI PER LA PROGRAMMAZIONE DELLA RAZIONALE     UTILIZZAZIONE DELLE RISORSE IDRICHE CON PARTICOLARE RIFERIMENTO AGLI     USI PLURIMI
4. CRITERI ED INDIRIZZI PER LA PROGRAMMAZIONE DEI TRASFERIMENTI D'ACQUA     PER IL CONSUMO UMANO
5. METODOLOGIE E CRITERI GENERALI PER LA REVISIONE E L'AGGIORNAMENTO DEL     PIANO REGOLATORE GENERALE DEGLI ACQUEDOTTI.
6. DIRETTIVE E PARAMETRI TECNICI PER LA INDIVIDUAZIONE DELLE AREE A     RISCHIO DI CRISI IDRICA CON FINALITA DI PREVENZIONE DELLE EMERGENZE     IDRICHE
7. CRITERI PER LA GESTIONE DEL SERVIZIO IDRICO INTEGRATO COSTITUITO     DALL'INSIEME DI SERVIZI PUBBLICI DI CAPTAZIONE, ADDUZIONE E     DISTRIBUZIONE DI ACQUA AD USI CIVILI, DI FOGNATURE E DI DEPURAZIONE     DELLE ACQUE REFLUE
8. LIVELLI MINIMI DEI SERVIZI CHE DEVONO ESSERE GARANTITI IN CIASCUN     AMBITO TERRITORIALE OTTIMALE
9. CRITERI ED INDIRIZZI PER LA GESTIONE DEI SERVIZI DI APPROVVIGIONAMENTO,     DI CAPTAZIONE E DI ACCUMULO PER USI DIVERSI DA QUELLO POTABILE.



DECRETO PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI 4 MARZO 1996
(G.U. 14-3-1996, N. 62)
DISPOSIZIONI IN MATERIA DI RISORSE IDRICHE.
N° 6141
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Art. 1.
[1] Ai sensi e per gli effetti dell'art. 4, primo comma, lettere a), b), c), d), e), f), g) della legge 5-1-1994, n. 36, sono definiti in conformità a quanto indicato nell'allegato che costituisce parte integrante del presente decreto:
a) le direttive generali e di settore per il censimento delle risorse idriche, perla     disciplina dell'economia idrica;
b) le metodologie generali per la programmazione della razionale utilizzazione delle     risorse idriche e le linee della programmazione degli usi plurimi delle risorse     idriche;
c) i criteri e gli indirizzi per la programmazione dei trasferimenti di acquaper il     consumo umano di cui all'art. 17;
d) le metodologie ed i criteri generali per la revisione e l'aggiornamento del piano     regolatore generale degli acquedotti, e successive varianti, di cui alla legge
    4- 2- 1963, n. 129, e successive modificazioni, daeffettuarsi su scala di bacino     salvo quanto previsto all'art. 17;
e) le direttive ed i parametri tecnici per la individuazione delle aree a rischiodi crisi     idrica con finalità di prevenzione delle emergenze idriche;
f) i criteri per la gestione del servizio idrico integrato, costituito dall'insieme dei    servizi pubblici di captazione, adduzione e distribuzione di acqua,ad usi civili, di    fognatura e di depurazione delle acque reflue;
g) i livelli minimi dei servizi che devono essere garantiti in ciascun ambito territoriale    ottimale di cui al primo comma dell'art. 8, nonchè i criteri e gli indirizzi per la    gestione dei servizi di approvvigionamento, di captazione e diaccumulo per usi    diversi da quello potabile.
Art. 2.
[1] Le direttive di cui all'art. 1 del presente decreto completano ed integrano, per le finalità di cui alla legge 5-1-1994, n. 36, le disposizioni della delibera del comitato interministeriale in data 4-2-1977, emanate ai sensi dell'art. 2, lettere b), d) ed e), della legge 10-5-1976, n. 319.
Art. 3.
[1] Sulla base delle direttive di cui all'art. 1, lettere b), c) e d), le regioni provvedono, nell'ambito delle proprie competenze, all'aggiornamento del piano regolatore degli acquedotti per ciascun ambito territoriale ottimale delimitato a norma dell'art. 8 della legge 5-1-1994, n. 36, d'intesa con gli enti locali ricadenti negli stessi ambiti e nelle forme e modi di cooperazione definiti a norma dell'art. 9 della legge citata, tenuto conto della ricognizione e delprogramma di interventi di cui all'art. 11, terzo comma, della stessa legge.
Art. 4.
[1] Le direttive di cui all'art. 1, lettere e), f) e g), costituiscono i criteri fondamentali per il corretto esercizio del servizio idrico integrato e per la prevenzione delle situazioni di crisi idrica, in base ai quali le regioni predispongono la convenzione tipo ed il disciplinare di cui all'art. 11 della legge 5-1-1994, n. 36.
Art. 5.
[1] Ai sensi dell'art. 33 della legge 5-1-1994, n. 36, il presente decreto si applica, con riferimento alle regioni a statuto speciale e alle province autonome di Trento e Bolzano, per quanto compatibile con i rispettivi statuti e normedi attuazione.


Il monitoraggio (torna su)

Perchè l'azione di controllo sia efficiente e possa garantire a tutti i soggetti interessati il rispetto degli obiettivi programmatici e disciplinare imparzialmente l'utilizzo delle risorse, la pubblica autority ha bisogno di mezzi tecnici ed apparati di informazione adeguati alle nuove esigenze.
La conoscenza sia delle reali condizioni di partenza, sia delle successive variazioni indotte dagli interventi in ogni fase del ciclo sono la condizione fondamentale per un'azione efficace e puntuale delle stesse autorities.
Mezzi e dispositivi idraulico-informatici consentono di creare per ogni ambito territoriale dei CED capaci di registrare dati ambientali fisici, tecnici e funzionali.
L'insieme dei CED può essere messo in rapporto di interdipendenza funzionale creando una maglia diffusa di monitoraggio.
Il CED nazionale presso la pubblica autorità centrale viene ad essere il punto di confluenza di tutti i dati registrati sul territorio.
Sulla base di questi dati la pubblica autorità potrà valutare la validità dei progetti, la richiesta di interventi e la destinazione delle risorse.
Un programma di monitoraggio così articolato necessità di ingenti investimenti e nella fase attuale non è auspicabile che si investa solo in questa direzione.
Se però i modelli progettuali vengono orientati in tal senso e tali dispositivi diventano parte integrante degli impianti, con il miglioramento delle strutture idrauliche si realizza anche la rete informatica di telecontrollo e di monitoraggio.
Per realizzare seriamente tale obiettivo, vista la grande variabilità di mezzi, dispositivi e sistemi operativi che affollano il mercato, sarebbe opportuno disporre di normative tecniche adeguate.


                                        

Il Progetto - Variazioni di ordine tecnico (torna su)

Allo stato attuale la separazione tra pubblico e privato, in fatto di acqua, è fissato a livello del rubinetto di casa. Questo avviene in ambito domestico è un fatto privato mentre quanto avviene prima, lungo la rete di distribuzione fino alla sorgente, è di pubblica competenza.
Con il presente progetto si intende arretrare questo punto a livello dell'Ambito Territoriale Ottimale il quale all' incirca coincide per ampiezza al territorio della provincia.
In questo modo le macrostrutture di interesse nazionale come gli invasi artificiali, le dorsali interregionali, le grosse opere di captazione continuano a mantenere l' identità di un patrimonio pubblico opportunamente amministrato con S.p.A. a maggioranza pubblica di competenza regionale o addirittura comporre un' unica S.p.A. nazionale.
Le locali reti di distribuzione invece, con tutti gli apparati di modulazione e di erogazione, vanno invece a comporre aziende private aventi carattere di locali S.p.A. a maggioranza privata alle quali viene affidata la distribuzione del servizio idrico ai cittadini.
Questa innovazione comporta variazioni di ordine tecnico ed amministrativo che meritano di essere analizzate separatamente.
Variazione di ordine tecnico:
All' interno dell' Ambito Territoriale Ottimale vengono a formarsi maglie di comparti che in rapporto alle migliori disponibilità saranno o collegate alle strutture di macroadduzione, o singolarmente alimentate dalle locali risorse. Reti di bilanciamento provvedono a collegare i singoli comparti formando una maglia complessiva che distribuisce equamente la risorsa su tutto il territorio servito.
Per quanto riguarda la depurazione, considerato che le piccole strutture realizzate per singoli comuni non si sono dimostrate affidabili in fatto di efficienza, si dovranno formare impianti a servizio di più paesi limitrofi. Secondo una stima abbastanza sommaria il limite minimo perchè un depuratore sia tecnicamente efficiente ed economicamente conveniente è quello di servire una comunità di almeno 50.000 abitanti. L'ubicazione dei depuratori dipenderà oltre che da fattori di efficienza anche dalla possibile utilizzazione a scopi industriali o agricoli delle acque reflue.
La struttura di Ambito non rimane però avulsa dal contesto di ordine generale in quanto rimane in stretto rapporto di interdipendenza da quelle pubbliche con le quali viene a trovarsi in un nesso funzionale di dipendenza tecnica ed economica. Se infatti la struttura di ambito non dispone di risorse adeguate o troppo ingenti sarebbero i costi di radicali trasformazioni non giustificabili in termini di economicità del servizio reso, si instaura con la struttura di macroadduzione e quindi con la S.p.A. di livello regionale o nazionale un rapporto di fornitura di risorsa.
La rete di interesse nazionale, cui spetta il ruolo di distribuire l'acqua a tutte le maglie di ambito, risulta ancora incompleta per lunghi tratti e non diversamente realizzabile se non attraverso il pubblico intervento. In questa direzione saranno orientati progetti esecutivi e programmi di intervento da parte dello Stato.

Il Modello d'impianto idrico (torna su)

             


Con il termine "Modello d'Impianto" si intende un sistema tecnologico che pur mantenendo autonoma entità ( come può essere un acquedotto, un depuratore, un impianto di irrigazione ecc..), risulta integrato nel contesto ambientale e compatibile con il razionale utilizzo delle risorse ambientali disponibili. Tutte le professionalità che partecipano al "Modello d'Impianto" si impegnano a garantire standards tecnologici orientati ad efficienza ed economicità attraverso una responsabile collaborazione. Caratterizzano il modello i dispositivi periferici installati lungo l' impianto per la capacità che essi hanno di trasmettere informazioni ad un CED e di ricevere comandi dallo stesso. In questo modo l'intera struttura modula l'erogazione del servizio in rapporto alle esigenze degli utenti ed alla disponibilità della risorsa.

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