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Prefazione
La
Internazional Fluid Association
Il
modello d'impianto gestito dal C.E.D.
Il
ciclo dell'acqua
I
confini della tecnologia
Le
amministrazioni comunali
Gestione
del Servizio idrico attraverso la S.p.A.
Concessione
o S.p.A.?
Gli
Studi di Ingegneria
Le
imprese di costruzione
Prefazione
(torna su)
L'acqua oggi non
può considerarsi un bene allo stato naturale,libero ed accessibile
a tutti. L'aumento della popolazione, l'inquinamento ed il generale
livello di antropizzazione portano a riconsiderare l'acqua come
un bene da salvaguardare e da utilizzare con attenzione evitandone
gli sprechi.
Nel Manifesto di Erice del 1982, tra le emergenze planetarie l'acqua
è al 1° posto:
"L'acqua è
al primo posto nella classifica delle emergenze planetarie. Il primo
passo per combatterle è la denuncia. Affinchè questa
sia efficace, è necessaria una visione sintetica d'insieme
che permetta a tutti di essere portatori del messaggio
necessario affinchè il potere politico si impegni ad intervenire
tempestivamente e con fermezza. Se riuscissimo ad avere l'appoggio
del potere politico, potremo affrontarle e risolverle. Ma non bisogna
limitarsi a denunciare, è compito di noi scienziati fare
proposte concrete: e questo vuol dire progetti. La realizzazione
di questi progetti è però responsabilità del
potere politico." (Da "Scienza ed Emergenze Planetarie"
del Prof. Zichichi)
Da un esame, anche
sommario, della nostra storia recente rileviamo che lo standard
civile è cresciuto notevolmente.
La domanda di beni e servizi a carattere collettivo ha avuto grossi
incrementi. Anche i consumi d'acqua sono cresciuti enormemente e
non solo per uso civile, ma anche per destinazione agricola ed industriale.
Alla nuova domanda si è risposto in
modo affrettato, incompleto e con tecnologia assolutamente mediocre.
Le naturali risorse sono state utilizzate in modo primitivo, con
disordine e sprechi.
Ma il corso della civiltà non si arresta e in virtù
anche del livello di maturazione politica i popoli civili chiederanno
sempre meno armi e più servizi tra cui la distribuzione dell'acqua.
Questa diventa fattore di quello sviluppo in atto indirizzato verso
il terziario avanzato.
Contemporaneamente anche altri servizi (il gas, l'elettricità,
il telefono) incrementano i loro consumi.
Per l'acqua però il "consumo" non è un fatto
reale ma una condizione; esso è piuttosto uno stato di fruizione.
Le quantità "consumate" passano subito alla rete
fognaria e vengono reimmesse in natura. Del naturale ciclo si utilizza
un segmento
assai modesto che però non può considerarsi isolatamente
rispetto all'intero ciclo naturale. Per le specifiche prerogative,
un bene così importante, non può essere
assoggettato alla logica della appropiazione indiscriminata ma deve
essere vigilato e controllato dall'autorità politica.
L'obiettivo di offrire l'acqua a tutti (ovunque residenti e per
qualsiasi scopo), quale elemento fondamentale della vita civile
e quale fattore di attività economiche, merita di essere
riconsiderato per le ridotte disponibilità. Anche i costi
della distribuzione vengono a svincolarsi dall'intervento pubblico
per divenire oggetto di interesse e partecipazione da parte del
capitale privato. Il graduale, necessario passaggio dal pubblico
al privato comporta una distinzione di ruoli e di competenze per
cui avremo da una parte la presenza dello Stato con sue emanazioni
(Comitato tecnico, Autorità di bacino, Regioni, USL etc.)
e dall'altra enti pubblici, privati o misti (consorzi, aziende speciali
ed S.p.A.). Ai primi viene demandato l'onere di controllare, vigilare
e disporre in materia di controllo ed utilizzo della disponibilità
idrica ed ambientale in genere, ai secondi invece è affidata
la distribuzione del servizio.
La logica della privatizzazione in materia, comporta una sostanziale
modifica degli equilibri precedenti. Il dilemma che si viene a creare
è quello di considerare la
distribuzione idrica un servizio di ordine generale (quale la difesa,
la pubblica sicurezza, etc.) o invece di tipo particolare, finalizzato
al soddisfacimento di una esigenza di tipo civile.
La disputa non è di carattere ideologico ma concreto. Ove
esistono attività economiche (a carattere industriale, artigianale
o turistico) capaci di produrre un reddito adeguato, si assiste
alla domanda di un servizio idrico efficiente e puntuale (quale
quello dell'elettricità, del telefono etc.), anche con lievitazione
della bolletta. Ove invece le attività private sono carenti
e le utenze sono esclusivamente di tipo
domestico, emerge la tendenza a voler configurare l'erogazione del
servizio idrico, quale un servizio di tipo collettivo. "Negare
l'acqua agli assetati è peccato". Su questo siamo tutti
d'accordo. Fornire acqua per scopi diversi dalla sete e pretendere
il pagamento della bolletta è ben altra cosa.
La
Internazional Fluid Association (torna su)
Un gruppo di persone
che per anni ha direttamente fornito i ropri prodotti negli acquedotti,
nei consorzi di bonifica e nelle centrali termiche degli impianti
civili, ha avvertito il bisogno di costituire un sodalizio in cui
far confluire tutte le realtà tecniche emergenti, comprese
quelle del settore informatico.
In genere le novità tecnologiche, anche se portatrici di
nuova efficienza ed economicità di gestione, si materializzano
subito in ambito privato; nel settore delle opere pubbliche invece,
l'adeguamento risulta lento e faticoso in quanto i tempi tecnici
e burocratici che intercorrono tra un progetto e la sua realizzazione
sono enormi.
Anche gli Studi di Ingegneria e le imprese realizzatrici di opere
pubbliche, lavorano secondo una consolidata settorializzazione che
li distingue dalla logica del privato.
Gli schemi progettuali, le forme di intervento, i capitolati di
appalto nonchè i sistemi ed i metodi per l'utilizzazione
delle risorse del territorio, sono rimasti immutati negli ultimi
trent'anni. Inoltre, la complessità degli impianti a servizio
collettivo esigono il concorso di diverse intelligenze, spesso non
abituate a dialogare tra loro, per comporre un unico sistema.
La International Fluid si è voluta costituire come libera
Associazione, senza fini di lucro e senza limiti territoriali, aperta
a tutti gli operatori del settore interessati a
costituire una leadership capace di proporre tecnologia avanzata,
orientata ai nuovi indirizzi in materia di utilizzo e gestione delle
risorse ambientali.
Ai suoi interlocutori l'IFA si presenta con un'entità tecnico-operativa
che ha chiamato MODELLO D'IMPIANTO. Con questo termine si intende
un qualsiasi progetto (un acquedotto, un impianto di depurazione,
un impianto di irrigazione), che viene realizzato nel rigoroso rispetto
dei fondamentali parametri di efficienza ed economicità e
che è in grado di partecipare al razionale utilizzo delle
risorse naturali.
A sua volta il Modello d'Impianto si divide in due fasi, la fase
I ove l'IFA si propone di raccordare le Autorità del territorio
con i soggetti gestori dei servizi pubblici a tutela di un servizio
efficiente, a basso costo ed integrato nell'ambiente e,
la fase II ove l'associazione si preoccupa di raccordare tutte le
professionalità che intervengono nel modello.
Il
modello d'impianto gestito dal C.E.D. (torna
su)
Qualsiasi progetto
va a modificare un precedente assetto territoriale. Lo stato delle
modificazioni non può essere misurato in termini macroscopici,
ma affidato a parametri tecnici di valutazione (l'impatto di un
elettrodotto è molto più evidente di un inquinamento
chimico). Solo il ricorso ad elementi scientifici può stabilire
forme concrete di valutazione dell'impatto quando l'ambiente circostante
è controllato nelle sue specifiche variabili.
La International Fluid Association è particolarmente sensibile
allo sviluppo del Modello d'Impianto, dove il controllo della struttura
e degli effettivi consumi privati siano valori non approssimativi
e forfaittari ma risultanti matematiche generate
da elaboratori elettronici di un sistema informatico. In questa
ottica un acquedotto diventa una particella del sistema ambiente,
capace di assicurare un servizio civile nel rispetto del naturale
ciclo dell'acqua.
La caratterizzazione fondamentale dell'intero modello si realizza
con l'installazione lungo l'impianto di dispositivi di controllo
capaci di trasmettere informazioni ad un CED e di ricevere comandi
dallo stesso. In questo modo l'intera struttura operativa modula
l'erogazione del servizio rapportandosi alle risorse naturali ed
alle variabili ambientali.
Il trasferimento dei dati specifici del sistema operativo ad un
altro CED (Regione, Autorità di Bacino) garantisce l'Autorità
politica sul corretto utilizzo delle risorse ed assicura, per trasparenza
oggettiva, alla realtà operativa la disponibilità
della risorsa. Ogni impianto così realizzato è in
condizione di dialogare con il sistema ambiente attraverso un CED,
di ricevere i dati provenienti dall'esterno e di modulare gli apparati
distributori dei servizi. Il dialogo tra i vari fattori dell' ambiente
può
venire solo da strumentazioni ed apparati idonei ad inserirsi in
un quadro globale di rilevamento. Al CED affluiscono tutti i dati
provenienti dall'ambiente per formare una memoria storica sui principali
fattori climatici ed ambientali in genere.
In questa realtà vanno anche a confluire i dati provenienti
dagli impianti e dalle strutture civili, stabilendo rapporti di
dipendenza e di utilizzazione.
Uno specifico software, analizzando i dati in memoria, indica lo
stato di funzionalità degli impianti monitorati (segnali
di tipo particolare ed interessanti ai fini del pronto intervento
hanno precedenza assoluta e sono evidenziati in forma eclatante).
Il modello d'impianto viene a configurarsi come una entità
che, per quanto complessa ed articolata, può essere controllata
e gestita simultaneamente in ogni sua variabile tecnica e funzionale
e che è in grado di dialogare con altre realtà del
territorio. Quando tutti i comuni vicini si sono muniti di un impianto
governato da CED, si può formare un "CED di Bacino",
costituito da un insieme territoriale. E continuando la progressione
abbiamo ipotizzato la creazione di un CED nazionale con la prerogativa
di monitorare l'acqua (o qualsiasi altra risorsa naturale) su tutto
il territorio nazionale e sotto ogni forma.
Il
ciclo dell'acqua (torna su)
Qualsiasi forma
di antropizzazione del territorio stabilisce un rapporto di dipendenza
con le risorse idriche locali; le attività umane tutte non
ne possono prescindere. La vita civile, l'agricoltura, l'industria
come il turismo sono direttamente correlati all'acqua. La salvaguardia
del patrimonio ambientale, antropologico e culturale, non può
essere affidata che alla gente del luogo, in quanto le attività
umane hanno stabilito con l'ambiente un rapporto intimo di dipendenza.
Per alcune attività particolari, quali il turismo o l'agricoltura
legata a colture speciali, il fattore ambiente e gli elementi climatici
costituiscono la condizione essenziale e alimentano forme di economie
locali, talvolta anche di notevole interesse.
Da sempre però, gli insediamenti umani e le conseguenti attività
hanno utilizzato le naturali capacità idriche con l'ottica
dell'appropriazione indiscriminata di una ricchezza libera e disponibile.
Inoltre, il progressivo sviluppo nel globale livello di civiltà
ha fatto registrare sempre maggiori consumi di acqua.
L'inquinamento poi, di qualsiasi origine, ha alterato la qualità
delle acque libere e superficiali e la perforazione indiscriminata
della crosta ha contribuito ad inquinare anche le falde sotterranee
più accessibili.
Le acque utili all'uomo sono oggi ridottissime. Di conseguenza la
formula "usa e getta" non è più proponibile.
Non resta che stabilire una graduatoria in termini di priorità
e, l'acqua destinata all'uso potabile e civile merita senza dubbio
di aprire la graduatoria; tutti gli altri impieghi diventano subordinati.
Una soluzione che aumenti notevolmente le disponibilità,
è quella di razionalizzare la distribuzione adottando il
sistema del riuso delle acque per scopi plurimi, fino a riportarla
in natura senza inquinanti.
Allo stato attuale il Ciclo si chiude al depuratore e, talvolta,
anche all'anello precedente. Settori importanti dell'economia, quali
l'industria e l'agricoltura, esigono per finalità proprie,
grandi quantità di acqua con caratteristiche fisico-chimiche
diverse da quelle per acqua ad uso potabile. Queste utenze, perchè
possano comporre una domanda differenziata dall'uso domestico, devono
poter disporre anche di differenti tariffe. A riguardo l'art. 6
della 36/94 recita: " La Regione adotta programmi per attuare
il risparmio idrico, prevenendo incentivi ed agevolazioni alle imprese
che si dotino di impianti di riuso e di riciclo delle acque reflue
trattate"; ed art. 13: "la tariffa è determinata
tenendo conto della qualità della risorsa."
Il tratto terminale del ciclo, quello che va dall'uso civile al
ritorno in natura, non ha mai meritato attenzione ed è stato
sempre considerato come "materiale di rifiuto", del quale
liberarsi in modo più agevole possibile.
La presenza di attività economiche a valle dei depuratori
oggi mancano del tutto.
I
confini della tecnologia (torna su)
Il rinnovamento
tecnologico investe ogni settore in qualsiasi realtà territoriale
con problematiche diverse. Nei paesi dell'Est, il rinnovamento tecnologico
ha connotazioni del tutto particolari in quanto esso si va ad associarsi
al problema di una riconversione strutturale organica. Laddove il
rinnovamento si è avviato, spesso sostenuto da finanziamenti
provenienti dall'ovest, i risultati sono di buon livello ed il prezzo
dei prodotti è molto competitivo.
L'attuale fase di sviluppo dinamico che sta attraversando quei paesi,
merita attenzione e considerazione, sia perchè il prodotto
industriale è di buon livello, sia perchè le migliori
condizioni di vita vanno a comporre una nuova domanda interna,
di strutture ed impianti a carattere collettivo.
Questa associazione, per il carattere cosmopolita che si è
voluto dare, ha stabilito un rapporto di intesa con la realtà
emergente in fatto di tecnologia avanzata nei paesi dell'Est. Nel
luglio del 1994 viene sottoscritta a Varsavia la "Carta di
Collaborazione Tecnico-commerciale" tra l'IFA e la maggiore
Corporazione di produttori polacchi. Riportiamo il contenuto della
intesa:
"I beni di produzione da utilizzare in linee di assemblaggio
o nella realizzazione di sistemi operativi devono possedere requisiti
di economicità e funzionalità, tali da conferire all'intero
sistema nel quale vanno ad inserirsi carattere di efficienza e competitività,
secondo i moderni indirizzi tecnologici.
Il settore, per adeguarsi alle nuove realtà emergenti della
gestione informatizzata degli impianti, deve, per necessità
di sopravvivenza, adeguarsi alle nuove esigenze.
I produttori di dispositivi, attrezzature e sistemi vari che intervengono
nella realizzazione degli impianti idrici, devono rendersi protagonisti
del fenomeno innovativo con proposte proprie e capaci di intervenire
adeguatamente nella nuova
realtà. Consapevoli delle necessità che la realtà
operativa del momento esige, e in riferimento alle direttive CEE,
in materia di utilizzo e rispetto delle risorse ambientali, si sottoscrive
la presente "Carta di Collaborazione Tecnico Commerciale",
con
l'intento di partecipare solidalmente al fenomeno di rinnovamento
tecnico e strutturale del settore idraulico. Tale rapporto di collaborazione
sarà sviluppato con incontri e seminari ove ciascuno porterà
le proprie nuove acquisizioni tecnologiche, nonchè le ricerche
in atto e i risultati ottenuti.
Le
amministrazioni comunali (torna su)
Per le considerazioni
precedentemente enunciate è lecito pensare che la sistemazione
dell'intero settore dell'acqua avviene in dipendenza di grossi investimenti
che non potranno essere esclusivamente pubblici. L'apertura al privato
in questo campo ha il sapore del nuovo e genera diffuse perplessità
in ogni ambito.
In assenza di normative chiare e precise, si assiste ad una attesa
generalizzata ove mentre da una parte si formulano solo ipotesi
di lavoro orientate verso il nuovo, dall'altra si auspica un ritorno
ai precedenti metodi. Nell'attesa tutto rimane fermo. In materia,
il più recente atto legislativo è la legge 36/94 (Legge
Galli), che molti hanno considerato di scarso interesse in quanto
carente di finanziamenti".
Da un esame più sereno della realtà viene invece da
considerare la legge Galli solo l'inizio di un nuovo indirizzo legislativo;
altre future disposizioni saranno tutte prive di contenuti in materia
di finanziamenti.
Tanto presupposto, l'IFA si è fatta promotrice di una sua
proposta che per essere attuata ha bisogno del consenso di tutte
le realtà tecnico-operative e politiche.
La proposta IFA è indirizzata in via principale alle amministrazioni
comunali (ai sindaci) con una entità concreta che è
il modello d'impianto.
L'aver scelto come interlocutore primario "il Sindaco"
viene motivato dalle seguenti considerazioni:
- il Sindaco nella
sua nuova veste derivatagli dalla riforma elettorale, ha assunto
il ruolo e le funzioni di un manager impegnato a conoscere i bisogni
dei cittadini ed offrire di conseguenza le risposte più idonee.
- le attività
economiche diversamente distribuite sul territorio, quali l'agricoltura,
il turismo, l'industria, l'artigianato, gli insediamenti umani,
hanno un rapporto costante con il Municipio quale sede storica,
per promuovere e realizzare i programmi di sviluppo e valorizzazione
del territorio.
- l'ambiente nella
sua generalità, è destinato a divenire oggetto di
attività economiche capaci di fornire ai cittadini un rapporto
di fruizione sempre più diretto.
- l'acqua è
la prima risposta in termini di beni ambientali, che i sindaci devono
sostenere.
Al sindaco questa
associazione propone di adattare, sulle strutture già esistenti,
il "modello d'impianto". Nel concetto di Modello d'impianto
si può inserire qualsiasi struttura capace di erogare un
servizio. L'esempio più immediato è quello dell'acquedotto.
Si tratta di mettere in atto una struttura idraulica capace di fornire
acqua ai cittadini interessati a razionalizzare il servizio con
la logica privatistica.
Il percorso finora tracciato è del tutto ovvio; la fase delicata
è la materializzazione dei propositi. A questo punto si concretizza
la proposta IFA.
Le amministrazioni comunali possono costituire una S.p.A. a capitale
misto, pubblico e privato, come soggetto autonomo che assicura un
servizio e si autogestisce attraverso le risorse conseguenti al
servizio reso.
Gestione
del Servizio idrico attraverso la S.p.A. (torna
su)
La costituzione
di una Società per Azioni, quale azienda mista, può
assicurare l'erogazione del servizio con efficienza ed a costi bassi,
grazie ad una snellezza di gestione con personale altamente qualificato
ed estraneo alla logica clientelare.
La S.p.A. a maggioranza pubblica, permette alle amministrazioni
comunali di mantenere il controllo sulla diffusione del servizio
e sul prezzo dell'acqua, e rientrando nel pacchetto azionario per
il valore di stima degli impianti esistenti, queste non debbono
ricorrere ad ulteriori oneri finanziari.
La dislocazione lungo gli impianti, infine, di stazioni di monitoraggio
consentono all'azienda di adeguare il servizio alla realtà
territoriale e di trasferire alle autorità pubbliche (autorità
di bacino, regioni etc.) i dati necessari per il controllo delle
variabili ambientali.
Lo schema operativo si presta ad essere esteso a più comuni,
per aree omogenee, con la costituzione di un'unica S.p.A.. La bollettazione
finale consente un rientro economico ad entrambe le entità
costituitesi in società. Un adeguato statuto societario fissa
invece il trasferimento delle responsabilità tecniche e delle
competenze gestionali al soggetto privato, esonerando la locale
amministrazione
dell'onere del personale e della manutenzione. Il
soggetto privato che interviene nella S.p.A. merita altresì
adeguate garanzie in ordine agli apporti di capitale ed al
prezzo dell'acqua. Competenze, ruoli e politica dei prezzi vanno
tutti definiti in seno allo statuto societario.
Il Modello D'Impianto già presentato, con l'insieme degli
apparati di monitoraggio delle variabili ambientali, viene ad essere
un globale strumento di garanzia circa la continuità nell'utilizzo
delle risorse ambientali, eliminando forme strumenali di appropriazione
indebita.
Concessione
o S.p.A.? (torna
su)
Nel gennaio del
1994, la ACTIM (Agence pour la cooperation technique industrielle
et economique) organizza a Roma il convegno "La collaborazione
franco-italiana per la valorizzazione delle risorse idriche in Italia".
In questa sede il Segretario Generale della Federgasacqua, in modo
chiaro ed inequivocabile, delinea una visione concreta e realistica
del problema:"Si è superata così la vecchia tendenza
pluridecennale
con la quale si intendeva risolvere i problemi dell'acqua soltanto
con i finanziamenti, molto spesso rispondenti a logiche diverse
dalle vere necessità di servizio. I finanziamenti non trovano
risposta sufficiente nell'organizzazione, che in gran parte del
Paese è ancora assente, così da non saper neppure
distinguere verso quali razionali obiettivi rivolgere i finanziamenti
stessi. Ci aspetta un futuro dove l'organizzazione per ambiti ottimali
sappia riconoscere e pianificarre i suoi
investimenti e sia in grado di riconoscere se la tariffa possa o
non possa remunerare i capitali investiti."
La logica del privato investe anche il settore dell'acqua. A giudicare
dalle "presenze" al convegno della ACTIM, sembra proprio
che non mancasse nessuno di quanti interessati a penetrare un settore
di investimento tanto nuovo. Queste "entità" mirano
ad ottenere dalle autorità politiche "concessioni"
per l'istituzione di strutture per l'erogazione del servizio idrico.
In buona sostanza l'acqua viene vista come l'elettricità,
il gas o il telefono: fonte di un business di proporzioni notevoli.
A questo punto vale la pena fare qualche riflessione circa l'unicità
del fattore acqua.
Anche difronte alla "Concessione" gli enti concessionari,
in fatto di prelievo e captazione dalla sorgente, si vanno a scontrare
con le autorità locali cui spetta il controllo e la gestione
delle risorse ambientali, delle quali l'acqua fa parte.
Le ridotte disponibilità naturali e l'inquinamento delle
falde più superficiali ed accessibili, limitano la possibilità
di scelta per l'impianto delle opere di presa e per il percorso
di adduzione.
Le quantità "fornite" diventano, per gli stessi
volumi, materia prima del successivo anello, la depurazione, il
cui costo non può essere scisso dal prezzo per il servizio
erogato. L'istituto della concessione in ultima analisi, mentre
semplifica il problema in termini di identificazione dei ruoli,
genera complicazioni successive di notevole entità e non
sempre superabili.
Le S.p.A. invece, hanno una genesi autenticamente di tipo locale
ed in essa vanno, di volta in volta, a convogliarsi tutte le esigenze
particolari e locali. La forma mista non esclude "l'autorità
locale" dal controllo del territorio e dalla possibilità
di coinvolgere le risorse umane ed economiche disponibili. Contemporaneamente
il capitale privato viene investito di una funzione utile e necessaria
con maturazione
di profitti.
Gli
Studi di Ingegneria (torna
su)
Gli studi di ingegneria
capaci di progettare, dirigere e contabilizzare un tratto di condotta,
un manufatto qualsiasi o comunque un singolo intervento, non hanno
più ragione di esistere. Per essi invece si configura l'opportunità
di diventare un
"centro studi" ove confluiscono tutte le altre professionalità
che partecipano al Modello d'impianto (geologo, biologo etc.). Gli
elementi progettuali non sono ormai solo tecnici ma anche ambientali
ed economici.
Il nuovo studio di ingegneria viene ad essere un polo nel quale
vanno ad incontrarsi le esigenze del sociale e gli interessi del
capitale privato. L'intera struttura progettata per l'erogazione
di un servizio non avrà solo connotazioni tecniche, ma anche
economiche ed in dipendenza di questo che viene a dimensionarsi
ed attuarsi l'intero programma di interventi tecnici.
Pertanto il rapporto di dialogo non è più sindaco-studio
di ingegneria, ma Ente Finanziario-studio di ingegneria. Anche le
conseguenti connotazioni tecniche del progetto acquistano diversa
valenza perchè finalizzate, oltre che all'erogazione del
servizio, anche ai problemi gestionali dell'impianto, per garantire
economicità al sistema ed il rientro economico dei capitali
investiti. La durata degli incarichi diventa di profondità
pluriennale.
Questa associazione, consapevole della nuova fase che interessa
la categoria, ha preparato un "catalogo" di prodotti su
supporto informatico che mette a disposizione degli studi di ingegneria.
Nel catalogo sono riportati tutti i dispositivi, i congegni, le
strumentazioni che si possono montare lungo un impianto, con
descrizione dei parametri tecnici e funzionali. Gli studi di ingegneria
interessati possono contattarci per venirne in possesso.
Le
imprese di costruzione (torna su)
Le precedenti logiche
di intervento sono tutte consumate. Attenderne il ritorno è
una pura fantasia. Con l'ingresso dei capitali privati negli acquedotti,
anche le
imprese di costruzione devono rinnovarsi, divenendo essi stessi
soggetti di un modello alternativo di intervento. In buona sostanza
le imprese, insieme agli studi di ingegneria ed ai finanziatori
privati, vanno a formare un unico soggetto di
dialogo con le autorità amministrative locali per mettere
in essere impianti capaci di erogare un servizio efficiente, puntuale
e remunerativo.
La costituzione di una S.p.A. con le amministrazioni comunali ha
generato qualche perplessità. Laddove, condizioni locali
favorevoli lo permettevano, ciò si sta già realizzando
con esiti incoraggianti. L'ingresso del capitale privato esige logiche
progettuali esecutive e gestionali del tutto nuove. In primo luogo
gli impianti, in fase di costruzione o di ammodernamento, devono
prevedere interventi a costi molto contenuti ed in fase di gestione
assicurare l'erogazione di un servizio efficiente a minimi costi
di gestione e manutenzione.
Negli impianti di nuova concezione le componenti tecniche (contatori,
valvole motorizzate, modem, programmi etc.), vanno a formare una
grossa entità sul costo totale. Considerato che i singoli
comuni, al momento di costituire la S.p.a. intervengono con il valore
di stima dei loro impianti, formati prevalentemente da opere di
captazione e di adduzione, i nuovi interventi da fare con capitale
privato, saranno costituiti prevalentemente da "materiali"
piuttosto che da opere edili. Le imprese di costruzioni non possono
operare in condizioni di dipendenza assoluta dall'industria che
produce materiali, ma devono penetrare nel tessuto organizzativo
e produttivo. Mentre nel nostro Paese l'industria metallurgica chiude,
nei paesi dell'Est si va riorganizzando su nuove basi logistiche
e tecnologiche.
Il rinnovamento avviene con il concorso di capitale straniero. Questa
associazione, per le connotazioni evidenziate nei paragrafi precedenti,
ha da tempo stabilito forme di contatto con le realtà produttive
dell'Est.
Le imprese di costruzioni nazionali, con interventi finanziari modesti,
potrebbero concorrere al rinnovamento tecnologico in quei paesi,
assicurandosi la disponibilità di prodotti a prezzi vantaggiosi
ed a flusso diretto senza intermediari.
La nuova realtà certamente va a generare una selezione nell'ambito
degli interventi in quanto le imprese partecipano oltre che per
competenza operativa, soprattutto per disponibilità finanziarie.
Il valore di mercato del pacchetto azionario dipenderà
esclusivamente dalla capacità di reddito che acquisterà
l'impianto in seguito alla costituzione della S.p.A. ed alla costruzione
della struttura idrica.

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